La pressione sui mercati energetici provocata dalla crisi in Medio Oriente continua a preoccupare i Paesi europei, alle prese con il rincaro dei carburanti e, più in generale, dell’energia. In questo contesto il presidente francese Emmanuel Macron ha inviato nei giorni scorsi una lettera alla Commissione europea chiedendo una serie di interventi urgenti, dal rinvio delle nuove norme europee sulle emissioni di metano a una maggiore flessibilità nelle specifiche dei carburanti, con l’obiettivo di aumentare la produzione delle raffinerie europee.
Bruxelles ha confermato di aver ricevuto la lettera e ha assicurato che le proposte francesi saranno esaminate attentamente. La Commissione continua a ritenere che non vi siano al momento problemi immediati di sicurezza degli approvvigionamenti, ma riconosce che il quadro rimane “estremamente volatile” ed è pronta a valutare ulteriori misure qualora emergessero rischi per le forniture.
La lettera arriva mentre il governo francese è sottoposto a forti pressioni interne per l’aumento del costo dell’energia e dei carburanti. Macron si è inoltre accodato ad altri Paesi dell’Ue, tra cui la Germania, che hanno chiesto a Bruxelles maggiore flessibilità nell’applicazione di alcune norme energetiche.
Macron chiede di rinviare le nuove norme sul metano
Il primo intervento richiesto dalla Francia riguarda le nuove regole europee sulle emissioni di metano applicate alle importazioni di petrolio e gas. Le disposizioni, la cui applicazione è prevista dal primo gennaio 2027, prevedono nuovi obblighi di monitoraggio e verifica delle emissioni associate alle forniture energetiche destinate al mercato europeo.
Macron chiede di rinviare di un anno l’entrata in vigore di questi obblighi, spostandola al primo gennaio 2028, sostenendo che nella situazione attuale potrebbero aumentare l’incertezza giuridica per gli importatori proprio mentre la disponibilità internazionale di energia è sottoposta a forti pressioni.
La Commissione aveva già introdotto a luglio una forma di flessibilità, invitando gli Stati membri a non applicare per tre anni, fino alla fine del 2029, le sanzioni finanziarie connesse al regolamento. Bruxelles non aveva però accettato di posticipare formalmente l’applicazione delle nuove disposizioni.
Più diesel e cherosene dalle raffinerie europee
Tuttavia, nella sua lettera, Macron non si è limitato al rinvio delle nuove norme sulle emissioni, ma si è spinto oltre, chiedendo alla Commissione di consentire temporaneamente una maggiore flessibilità nelle norme sulla qualità dei carburanti, in modo da permettere alle raffinerie europee di aumentare la produzione di gasolio e cherosene.
Secondo le stime dei raffinatori francesi riportate nella lettera, intervenendo su alcune specifiche tecniche la produzione di carburanti potrebbe aumentare dal 5% al 20%, a seconda della raffineria.
Parigi propone in particolare di valutare modifiche temporanee ai requisiti relativi alla densità dei combustibili, ai limiti di vaporizzazione e alla desolforazione. Viene inoltre proposta una maggiore flessibilità sulla miscelazione dei biocarburanti, consentendo, tra le altre cose, un maggiore ricorso al diesel B10, che può contenere fino al 10% di biodiesel, al posto del B7, limitato al 7%.
Il presidente francese sottolinea nella sua lettera che qualsiasi modifica dovrebbe essere concordata con l’industria automobilistica per evitare conseguenze sui veicoli e sulle infrastrutture e continuare a garantire gli standard di salute e sicurezza. Una flessibilità simile, ricorda il presidente francese, era stata concessa durante la pandemia di Covid-19.
Nella lettera, Macron sottolinea che, a causa del deterioramento delle forniture internazionali, raffinerie e importatori incontrano crescenti difficoltà nel confermare le consegne per le prossime settimane. Il Medio Oriente rappresenta, secondo i dati citati nel documento francese, il 36% delle importazioni europee di cherosene e il 18% di quelle di gasolio.
Per Bruxelles il contesto è estremamente volatile
Al momento la Commissione europea mantiene una posizione prudente, senza però chiudere alle richieste francesi. “La situazione attuale richiede un monitoraggio estremamente attento degli sviluppi: il contesto rimane estremamente volatile e, come abbiamo già affermato, qualora dovessimo riscontrare problemi di sicurezza degli approvvigionamenti di gas, siamo naturalmente pronti a valutare ulteriori misure”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per le questioni energetiche, Ana Kaisa Itkonen, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont.
L’esecutivo comunitario sottolinea inoltre che l’attuale shock presenta caratteristiche diverse dalla crisi energetica del 2022, quando la Russia ridusse drasticamente le forniture di gas all’Europa. “Ciò che stiamo vivendo ora è qualcosa di diverso rispetto alla crisi del 2022”, ha spiegato Itkonen. Questa volta, secondo la portavoce, l’UE si trova di fronte a un movimento globale dei prezzi dei combustibili fossili e a mercati petroliferi “fortemente globalizzati e molto meno regolamentati” rispetto a quello del gas. In Europa, ha aggiunto, i prezzi energetici rimangono complessivamente “due o tre volte più alti che negli Stati Uniti o in Cina”.
“Studieremo attentamente le proposte del presidente Macron”, ha assicurato la portavoce, precisando che la Commissione continuerà il confronto con gli Stati membri nel gruppo di coordinamento sul gas, che si riunirà giovedì per una nuova valutazione della situazione delle forniture.
A spiegare l’urgenza della richiesta francese è soprattutto l’andamento del mercato internazionale dei prodotti raffinati. La crisi mediorientale non sta producendo soltanto un aumento del prezzo del greggio – che ha raggiunto i 98 dollari al barile sul benchmark Brent e i 90 euro sul WTI – sta riducendo la disponibilità di diesel, gasolio e jet fuel, prodotti per i quali l’Europa dipende strutturalmente dalle importazioni.
Lo scorso 8 settembre, l’Oil Coordination Group della Commissione europea aveva già rilevato che la situazione in Medio Oriente continuava a generare una forte volatilità dei prezzi, in particolare per diesel e carburante per l’aviazione. Bruxelles non segnalava allora problemi immediati di approvvigionamento: la domanda europea veniva coperta attraverso una maggiore produzione delle raffinerie Ue, forniture alternative dai mercati internazionali e l’utilizzo degli stock commerciali. La Commissione avvertiva tuttavia che il protrarsi del conflitto, unito alla crescita stagionale della domanda in autunno e inverno, avrebbe potuto restringere ulteriormente il mercato.
Secondo dati di Kpler riportati da Reuters, tra marzo e agosto le esportazioni di diesel dal Medio Oriente si sono dimezzate rispetto allo stesso periodo del 2025, scendendo in media a circa 800 mila barili al giorno. Il dato è particolarmente significato per l’Europa che nel 2025 ha importato circa il 41% del proprio diesel dalla regione mediorientale.
Alla riduzione dei flussi mediorientali si aggiungono le difficoltà della raffinazione russa, colpita dagli attacchi ucraini e dalle restrizioni alle esportazioni. Molte raffinerie nel resto del mondo stanno contemporaneamente operando vicino alla propria capacità massima. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), questo lascia pochi margini per sostituire rapidamente i barili mancanti e costituisce uno dei principali fattori di tensione del mercato.
Le vulnerabilità risultano analizzando direttamente i prezzi dei raffinati. Il diesel crack, cioè il margine che misura la differenza tra il valore del diesel raffinato e quello del greggio da cui viene prodotto, ha raggiunto nell’hub Amsterdam-Rotterdam-Anversa il record di 98 dollari al barile il primo settembre, rispetto a una media di 44,75 dollari a giugno. A metà settembre anche i prezzi fisici del diesel europeo hanno raggiunto nuovi massimi: il diesel a bassissimo tenore di zolfo nel Nord-Ovest europeo è stato valutato da Platts a 1.642,25 dollari per tonnellata il 15 settembre, il valore più elevato dall’inizio della serie.
La crisi del jet fuel
Ancora più evidente è la vulnerabilità europea nel carburante per l’aviazione certificata il 21 settembre anche dal commissario UE per i Trasporti, Apostolos Tzizikostas, nella conferenza stampa al termine del Consiglio informale dei Trasporti a Dublino. “I mercati del carburante per aviazione sono sotto pressione e stiamo tornando a registrare il rischio di carenze. La situazione nello Stretto di Hormuz desta ancora profonda preoccupazione”, ha affermato il commissario greco, sottolineando l’importanza della libertà di navigazione e della sicurezza del transito. “Per quanto riguarda l’aviazione, permangono alcune restrizioni al traffico aereo in Medio Oriente e nell’area del Golfo. In sintesi, la situazione resta estremamente volatile, con ripercussioni sia sul settore energetico che su quello dei trasporti, incidendo sulla vita quotidiana di tutti i cittadini europei”, ha proseguito il commissario. “Se la situazione in Medio Oriente e la crisi energetica dovessero aggravarsi, chiederò una riunione ministeriale straordinaria per discutere delle possibili misure urgenti che potremmo dover adottare”, ha annunciato.
Secondo Energy Aspects, citata da Reuters, nel quarto trimestre del 2026 l’Europa potrebbe registrare un deficit di jet fuel di circa 510 mila barili al giorno. Gli stock di jet fuel nell’hub di Amsterdam-Rotterdam-Anversa sono scesi nella settimana al 10 settembre al livello più basso degli ultimi sette anni. Per compensare la riduzione delle forniture dal Medio Oriente, l’Europa sta aumentando le importazioni da fornitori molto più lontani, tra cui Stati Uniti, Canada, Nigeria e Corea del Sud. Le spedizioni sudcoreane verso l’Europa hanno raggiunto a settembre circa 129 mila barili al giorno, il livello più alto dall’ottobre 2022.


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